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Asti: festa e premi per i 40 anni della Cia

Quarant’anni di sindacato al servizio degli agricoltori, il non facile ma continuo percorso della Barbera alla ricerca di una precisa identità e di sbocchi commerciali perlomeno dignitosi e infine il legame con il territorio diventato da un po’ di tempo Patrimonio mondiale Unesco. Questo il filo conduttore della Festicamp della Cia di Asti, la festa che ogni anno a luglio la Confederazione italiana agricoltori organizza per incontrare i soci, discutere e riflettere sulla situazione del comparto agricolo, ma anche passare qualcue ora in allegria con premiazioni, buona musica e buona enogastronomia.

La località scelta per l’incontro del 2017 è stata la davvero magica area del castello di Castelnuovo Calcea, il Comune sul cui territorio si aprirà in autunno, in località Opessina, la sede unificata degli uffici Cia delle zone di Nizza Monerrato e Canelli utilizzando, dopo le opportune modifiche strutturali proposte dagli architetti Andrea Capellino e Giuliano Gianuzzi, un fabbricato adibito finora ad esercizio commerciale di autoveicoli e macchine agricole.

Nel bel salone comunale di Castelnuovo una affollata Tavola rotonda ha aperto la festa, preceduta dai saluti del sindaco del paese, Roberto Guastello, con un’ampia discussione sui tre temi dell’anno: la storia della Cia nata nel 1977 (ad Asti già attiva dal 1976) come Confcoltivatori e, dal 1992, Confederazione italiana agricoltori di cui ha parlato il presidente nazionale Dino Scanavino ricordando la vocazione europeista dell’organizzazione, la capacità decisionale affidata integralmente agli agricoltori ed una riconosciuta vocazione all’innovazione. Una caratteristica, quest’ultima, evidenziata anche dall’assessore regionale all’agricoltura Giorgio Ferrero che ha rilevato come la Confederazione si sia distinta in questi ultimi anni per le iniziative d’avanguardia nell’ottica di una crescita qualitativa delle produzioni, unico fattore di futuro sviluppo dell’agricoltura piemontese.

Di barbera, delle sue caratteristiche e del suo futuro si è a lungo discusso, grazie agli illuminati interventi dell’enologo Giuliano Noè “la barbera è universale, proprio come il diluvio”), del presidente del Consorzio Barbera d’Asti, Filippo Mobrici (“dopo la costante riduzione di superfici registratasi fino al 2014, da tre anni non si estirpa più barbera, segno che le cose stanno cambiando”), del direttore della Cantina Sei Castelli di Castelnuovo Calcea, Enzo Gerbi (“sette anni fa eravamo di fronte ad una drammatica distillazione ma quell’evento ha segnato un punto di non ritorno”) e di Michele Chiarlo, grande testimone del tempo della viticoltura astigiana e piemontese (“la barbera ha un grande futuro ma deve diventare “categoria” come tutti i più importanti vini del mondo”) e del presidente della Cantina di Vinchio e Vaglio Serra, Lorenzo Giordano, che sta per festeggiare i 30 anni del barbera superiore “Vigne Vecchie” (“la barbera, in tutte le sue declinazioni, è la storia della nostra cantina. Di qui la cura per la precisa riconoscibilità di ogni sua declinazione”).

Da tutti un monito perché siano ben chiare le caratteristiche di ogni tipologia, evitando rischiose rincorse alla denominazione più nota (quella d’Asti) per dedicare attenzione anche a quelle, come il Piemonte, che consentono di mandare al consumo vini freschi, di pronta beva e di prezzo accessibile.

Preceduta da due brevi interventi del consigliere regionale Angela Motta e dell’on. Massimo Fiorio si è conclusa con un paio di “interventi di fiducia nel futuro”.

Il primo, di Danilo Amerio, viticoltore a Moasca e ventiduenne presidente dell’Agia Asti, ha espresso la speranza di chi ha da pochi giorni assunto la titolarità dell’azienda di famiglia e che conta di poter dare nuovo slancio ma soprattutto nuovi orizzonti alla propria impresa.

Il secondo, del presidente provinciale Cia, Alessandro Durando, ha evidenziato l’impegno della Confederazione a far sì che il “gioco di squadra” tra tutti gli attori della filiera agricola passi dallo stato di slogan ad una concrea realtà operativa. Ne è esempio la prossima apertura della sede Cia in cui confluiranno gli uffici delle zone di Canelli e Nizza Monferrato. “Non una semplice ottimizzazione delle risorse – ha affermato Durando – ma un efficiente punto di riferimento tecnico e amministrativo per tutti gli associati con un sensibile miglioramento della qualità dei servizi e dell’assistenza alle aziende”. “Qui contiamo di aprire un punto informativo sulle eccellenze turistìche del territorio e quelle agroalimentari dei nostri produttori” .

Gli Agrestini della fedeltà a quattro agricoltori “quarantenni”

Uno dei momenti irrinunciabili della Festicamp è quello della consegna dell’Agrestino che ogni anno, dal 1987 quando fu attribuito a Nuto Revelli, assegnato ad una personalità che sia distinta per azioni di promozione della conoscenza e della diffusione dei valori della ruralità e della tutela dell’ambiente.

In occasione della ricorrenza dei 40 anni della Confederazione è stato deciso di assegnare non uno ma ben quattro Agrestini ai titolari di aziende, una per ogni zona in cui è suddivisa la presenza della Cia in provincia di Asti, associate alla Confederazione da almeno quarant’anni.

I dirigenti della Cia, tra cui il vicepresidente regionale Gabriele Carenini, hanno così consegnato a Castelnuovo Calcea gli Agrestini a Celestino Marletto di Tonco, Michele Novelli di Castelnuovo Calcea, e Valter Spinoglio di Moncalvo e Francesco Bosetti di Sessame.

A  tre anni dalla sua scomparsa, è stato assegnata la seconda edizione della Traga che ricorda la figura dell’on. Oddino Bo, padre nobile della Confederazione, già presidente regionale della Confcoltivatori e protagonista di una lunga serie di battaglie a favore degli agricoltori italiani. La Targa è stata consegnata dalla vedova di Oddino Bo, Stella Caviglia (accompagnata da due giovani nipoti), al presidente provinciale dell’Agia Asti, Danilo Amerio.

 

 

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