Tra i filari del Piemonte, un antico vitigno sta tornando a farsi spazio con determinazione: è la Slarina, varietà quasi dimenticata, oggi al centro di una sperimentazione che guarda al futuro della viticoltura sostenibile. Mercoledì 31 luglio, nei vigneti dell’azienda G.D. Vajra a Farigliano, sono stati presentati i primi risultati delle prove sperimentali condotte da Vignaioli Piemontesi in collaborazione con il CNR – Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante, nell’ambito del progetto europeo Shield4Grape.

Conosciuta storicamente per la naturale resistenza a peronospora e oidio, la Slarina si sta rivelando un alleato prezioso per affrontare le sfide del cambiamento climatico. Il progetto ha l’obiettivo di valutare in campo la resistenza della varietà rispetto a vitigni tradizionali come il Dolcetto, utilizzando strategie di difesa a basso impatto ambientale.

Nel biennio 2024-2025, le parcelle sperimentali sono state sottoposte a diverse tesi di trattamento:
esclusione totale del rame
linea integrata
confronto con difesa aziendale biologica
Nel 2024, nonostante le differenze tra le strategie di difesa siano risultate minime, è emersa con chiarezza una differente risposta alla malattia tra i due vitigni. Le rilevazioni fitopatologiche indicano infatti una maggiore resistenza della Slarina alla peronospora, sia su foglia che su grappolo.

Nel 2024, nella tesi non trattata, la diffusione della peronospora su Dolcetto ha raggiunto il 70%, contro poco più del 10% sulla Slarina, con una differenza di resistenza pari all’86%. Anche nel 2025, con minore pressione della malattia, la Slarina ha mantenuto una superiorità del 50% in termini di resistenza.
Dal punto di vista produttivo, le differenze sono ancora più marcate:
Dolcetto (non trattato): perdita del 98%
Slarina (non trattata): perdita del 46%, rispetto alla tesi integrata
A colpire è anche la diversa morfologia delle infezioni: sulla Slarina, le macchie di peronospora risultano piccole e circoscritte tra le nervature, con minore sporulazione e quindi ridotta diffusione del patogeno.

Nel secondo anno di prove, l’attenzione si focalizzerà su due aspetti fondamentali:
riduzione del numero di trattamenti, con particolare attenzione alla limitazione dell’uso del rame
microvinificazioni comparative e analisi dei residui di rame nelle diverse tesi

I dati raccolti aprono nuove prospettive per la Slarina, che potrebbe trovare un ruolo strategico nelle pratiche viticole del futuro, unendo resilienza, sostenibilità e valorizzazione del patrimonio ampelografico locale.