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Innoagri: incontro sul miglioramento genetico della vite

All’Ampelion di Alba si è tenuto il primo incontro del progetto INNOAGRI sulle tecniche di miglioramento genetico della vite

È stato un workshop molto partecipato sia in presenza che online quello che nel pomeriggio di martedì 18 febbraio si è svolto nell’Aula Magna dell’Ampelion, in Corso Enotria 2 ad Alba, dal titolo “Il miglioramento genetico della vite tra presente e futuro.” In un’epoca di piena crisi climatica sono tante le sfide che il viticoltore si trova a dover affrontare legate all’esigenza di tutela dell’ambiente, di un reddito adeguato e nel rispetto delle normative e della sostenibilità sociale.  Queste sfide si possono affrontare soltanto affidandosi ai nuovi strumenti della ricerca che, attraverso la genetica, è riuscita a produrre delle piante resistenti e quindi anche più adattate all’ambiente in cui vivono.  Come ha detto in apertura Alessandra Biondi Bartolini giornalista e moderatrice dell’evento “Ci sono degli strumenti nuovi e dobbiamo poterli applicare o quanto meno poterli scegliere” con chiaro riferimento all’atto di vandalismo occorso il 12 febbraio scorso al campo di viti resistenti dell’Università di Verona, rinnovando la piena solidarietà ai ricercatori. Informare sulle tecniche di miglioramento genetico della vite assume un’importanza fondamentale perché consente di trasferire le conoscenze dal settore specifico alla società civile, ponendo fine alla disinformazione che genera episodi incresciosi come appunto quello al campo sperimentale delle viti TEA (e ancora prima a quello del riso resistente al brusone dell’Università di Milano).

L’importanza della ricerca: il progetto INNOAGRI

Luca Rolle di DISAFA Università di Torino oltre ai saluti di benvenuto ha spiegato come si svolge una attività di ricerca e in particolare l’importanza del progetto INNOAGRI, che finanziato dalla regione Piemonte con fondi europei riunisce allo stesso tavolo organismi di ricerca, organismi che si occupano di trasferimento tecnologico e produttori. Una sinergia che è fondamentale perché, come ha sottolineato Rolle “Quasi mai una ricerca progettata nei laboratori riuscirà a entrare nel mondo produttivo se prima non c’è una fase di ricerca applicata. Occorre una fase di divulgazione e di trasferimento tecnologico oltre alla volontà politica e tecnica degli stakeholder, cioè dei produttori, di portare poi la ricerca nella propria cantina”. Lo scopo del progetto INNOAGRI è di portare informazione sulle nuove tecniche che stanno alla base della ricerca in campo viticolo ed enologico, anche per fugare il mainstream dello scetticismo e disinformazione dilaganti.

La parola è poi passata al primo relatore, Paolo Sabbatini di DISAFA CONVIVI dell’Università di Torino che ha evidenziato come la ricerca scientifica si sia fortemente orientata negli ultimi venti anni sulle conseguenze della crisi climatica e di come riuscire a trovare delle soluzioni e degli adattamenti a queste nuove situazioni. “Con nuove tecniche di gestione possiamo ridurre il grado zuccherino, possiamo rendere una vite un po’ più resiliente, possiamo lavorare soprattutto sul suolo per recuperare un po’ d’acqua e soprattutto per ridurre il consumo idrico”, ha ampiamente evidenziato Sabbatini, portando a esempio alcune prove fatte relativamente al trattamento con caolino, potatura tardiva e gestione della chioma. “Con l’introduzione dei PIWI, ovvero delle varietà meno sensibili alla malattie fungine, anche tali pratiche agronomiche andranno ripensate perché, come ha chiosato Sabbatini ”le pratiche agronomiche odierne dovranno essere rimodulate ed essere adattate alle nuove varietà che coltiveremo in futuro”.

Le diverse tecniche di miglioramento genetico della vite portate avanti dalla ricerca in Piemonte

Nella seconda parte del workshop si è poi passati a presentare nello specifico le varie tecniche atte a rendere più resiliente e resistente la vite, ovvero lo stato dell’arte sul miglioramento genetico della vite. Giorgio Gambino del CNR IPSP ha tenuto la sua relazione sull’evoluzione del miglioramento genetico della vite, partendo dalla descrizione di approcci già utilizzati da tempo, come l’incrocio/ibridazione (da cui si sono ottenuti i PIWI), e passando poi ad approfondire le strategie disponibili più recenti, come il genome editing, che consente di modificare in maniera mirata specifiche porzioni di DNA, e infine la variazione somaclonale. “Quello che preoccupa è come far capire all’opinione pubblica che le TEA sono sostenibili” ha detto esplicitamente Gambino nel suo intervento, riportando nuovamente la notizia dell’atto vandalico contro il campo sperimentale dell’Università di Verona. In chiusura del suo intervento, Gambino invita tutti i produttori e i tecnici presenti a rispondere al sondaggio sulla percezione delle TEA, che fa parte delle attività di ricerca del progetto SHIELD4GRAPE che mira proprio a migliorare la resilienza della vite attraverso gli approcci innovativi descritti in questa giornata. Il sondaggio è disponibile al LINK https://escdijon.qualtrics.com/jfe/form/SV_0ol7kFLjJDo28Jw

Da parte del CNR l’obiettivo futuro è di focalizzarsi sulle TEA e sui somacloni. Di Tecniche di Evoluzione Assistita ha trattato Irene Perrone del CNR IPSP, evidenziando con esempi pratici come con il genome editing rappresenti una tecnologia potente che permetterà di migliorare le varietà tradizionali di pregio piemontesi da vino, rendendole maggiormente tolleranti agli stress e meno suscettibili ai patogeni, e mantenendone inalterate le caratteristiche qualitative e agronomiche. Un approccio di questo tipo risulta quindi particolarmente strategico per salvaguardare il prezioso patrimonio varietale esistente nelle DOC e DOCG piemontesi. Piante di Nebbiolo editate per la resistenza a stress biotici sono già disponibili presso il CNR-IPSP di Torino e la speranza è che si possano condurre le prime sperimentazioni in campo a partire dal 2025/2026.

Una strategia di applicazione immediata per la viticoltura piemontese è la variazione somaclonale, illustrata da Chiara Pagliarani del CNR IPSP. “La variabilità somaclonale è un processo assolutamente naturale” ha esordito Pagliarani “si tratta, infatti, di variabilità genetica dovuta a mutazioni geniche o cambiamenti epigenetici che si possono verificare spontaneamente e che può essere sfruttata ai fini del miglioramento genetico”. Le piante ottenute vengono sottoposte ad un processo di selezione per identificare i genotipi aventi maggiore resistenza a malattie e/o a stress ambientali. Pagliarani aggiunge che è anche possibile ‘spingere’ questa variabilità in vitro al fine di rigenerare con maggiore probabilità nuovi individui più tolleranti allo stress. L’enorme vantaggio di questa strategia risiede nel fatto che, a differenza del miglioramento genetico mediante TEA, non ci sono limiti legislativi. Tra le ricerche in atto in questo ambito presso il CNR-IPSP vi è l’utilizzo della variazione somaclonale spontanea e indotta per la resistenza a stress idrico e alle malattie fungine, con prove su diverse cultivar e portinnesti, tra cui un impianto di somacloni di portinnesto 110R e Vitis rupestris presso la Tenuta Cannona (Fondazione Agrion, Carpeneto, AL) e di Bragat rosa, Nebbiolo, Chardonnay, Dolcetto e Moscato bianco presso l’istituto Bonafous di Chieri (TO).

A conclusione della giornata, con Simone Bussotti Fondazione Agrion, si è parlato della tecnica di miglioramento genetico già in corso di sperimentazione anche in Piemonte da diversi anni, ovvero i PIWI, varietà resistenti ottenute per incrocio di un genitore di origine americana o asiatica portatore dei caratteri di resistenza alle malattie e un genitore di Vitis vinifera europea, successivamente reincrociato per portare nella nuova varietà percentuali di DNA di V. vinifera superiori al 95%. Le varietà PIWI attuali garantiscono in vigneto una riduzione dei trattamenti fitosanitari verso peronospora e oidio di circa un 50-70% a seconda dell’annata. I PIWI rappresentano uno strumento interessante e prontamente disponibile per aumentare la sostenibilità della vite, ridurne i costi di produzione e ottemperare alle richieste dell’Unione Europea.

Attualmente sono quattro le varietà PIWI resistenti nell’elenco delle varietà di vite per la produzione di vino idonee alla coltivazione nella Regione Piemonte come varietà in osservazione (determinazione dirigenziale 655/A1701B/2022 del 08/08/2022 ): Fleurtai, Soreli, Sauvignon Rytos e Cabernet Volos. La legislazione nazionale non ha ancora recepito il Reg. UE 2021/2117 che indica “denominazione di origine” come un vino ottenuto “da varietà di viti appartenenti alla specie Vitis vinifera o da un incrocio tra la specie Vitis vinifera e altre specie del genere Vitis” e pertanto le varietà PIWI non possono essere inserite nelle DO come avviene già in altri paesi. Questo gap legislativo è estremamente penalizzante per il Piemonte, regione dove non sono presenti IGT e dove comunque, anche qualora si sbloccasse l’empasse, l’utilizzo dei PIWI resterebbe sicuramente marginale, per motivi legati alla larga monovarietalità dei vini e di prevalenza di DOC e DOCG.

“È importante tenere presente che una tecnica non sostituisce l’altra ma che sono tutte complementari, per cui è importante continuare l’attività di ricerca su tutti i canali che abbiamo per poter poi essere pronti quando si potrà utilizzare la tecnica più soddisfacente per le nostre cantine e le nostre aziende” ha detto in chiusura del convegno Davide Viglino direttore della Vignaioli Piemontesi.

La registrazione del convegno è sul canale YT di Millevigne

L’attività di informazione di Vignaioli Piemontesi continuerà con un convegno organizzato dalla rivista tecnica Millevigne dedicato alla plastica in vigneto e in cantina e che si terrà il 7 maggio dalle ore 9 presso la sala convegni di via Alba 15 a Castagnito (CN). Per maggiori informazioni scrivere a info@millevigne.it

 

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