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Vendemmia 2019: stima uve in calo del 16%

Con la vendemmia ormai quasi terminata, gli operatori cominciano a fare i conti con una produzione nettamente al di sotto di quella record dello scorso anno. Dopo i cali delle uve bianche precoci si stanno, infatti, registrando riduzioni di un certo rilievo anche per quelle a bacca rossa e soprattutto sulle rese in vino.

vendemmia

Le elaborazioni effettuate da Ismea, Unione Italiana Vini e Assoenologi a fine agosto stimano la produzione nazionale di vino 2019 a 46 milioni di ettolitri, con una riduzione del 16% rispetto all’annata record del 2018 quando erano stati sfiorati i 55 milioni di ettolitri, così come diffuso da Agea sulla base delle dichiarazioni di produzione. Per il 2019 il dato stimato, come di consueto, risulta da una media tra un’ipotesi minima di 45 milioni di ettolitri e una massima di oltre 47 milioni, che comunque risulterebbe inferiore alla media degli ultimi 5 anni.

La flessione è piuttosto generalizzata in tutta la Penisola e si declina nel -18% per le regioni del Nord e nel -16% del Sud. Per il Centro il -6% risente in positivo del +10% stimato per la Toscana, unica regione per la quale c’è l’attesa di una maggior produzione che potrebbe riportare i volumi 2019 sulla media regionale dopo alcune campagne tutt’altro che abbondanti.

Il calo produttivo è da imputare essenzialmente alle condizioni climatiche di gran lunga meno favorevoli rispetto a quelle che avevano portato all’abbondante vendemmia 2018.

Le anomalie sono iniziate con un inverno con temperature leggermente superiori rispetto alla norma e precipitazioni inferiori alla media. È continuata così anche per i mesi di marzo e aprile, mentre maggio ha registrato una decisa inversione di tendenza con abbassamento delle temperature accompagnato da abbondanti precipitazioni che hanno causato un ritardo della fioritura e un rallentamento del ciclo vegetativo della vite. Da quel momento in poi ogni fase fenologica della vite ha sofferto a causa di un clima non particolarmente adeguato. Dopo una fioritura problematica, infatti, si è assistito a un’allegagione caratterizzata da colatura con sensibili perdite produttive. I mesi di giugno e luglio hanno invece fatto registrare scarse precipitazioni che hanno obbligato, in alcuni areali, ad interventi di irrigazione di soccorso, in particolare su impianti giovani. Laddove le piogge ci sono state, inoltre, sono state accompagnate da formazioni temporalesche e da grandinate particolarmente dannose.

Nel periodo seguente e per quasi tutto il mese di agosto le temperature si sono mantenute alte, così come l’umidità, favorendo un rigoglioso sviluppo della vegetazione della vite, che ha costretto i viticoltori a massicci interventi di potatura verde. Alla fine del mese di agosto, lo stato sanitario delle uve si presentava buono; le piogge estive hanno favorito un buon accrescimento dei grappoli e, fortunatamente, sono stati raramente segnalati attacchi di peronospora e oidio che sono stati circoscritti e ben antagonizzati da opportuni trattamenti. Questo ha permesso, comunque, di ottenere una qualità delle uve generalmente buona su tutto il territorio nazionale grazie anche ai trattamenti tempestivi; inoltre le buone escursioni termiche tra il giorno e la notte hanno favorito una lenta ma graduale maturazione delle uve e un ottimale sviluppo degli aromi. I primi riscontri analitici, peraltro, hanno evidenziato delle gradazioni medie nella norma, un buon rapporto zuccheri/acidità e per le prime uve vendemmiate un buon quadro aromatico.

Tutte le vicissitudini climatiche e metereologiche hanno portato un ritardo della maturazione di circa 10/15 giorni rispetto alla passata campagna, così da far rientrare in un calendario normale l’epoca di vendemmia, dopo gli innumerevoli anticipi registrati negli ultimi anni. Ne è dimostrazione il fatto che nei primi giorni di settembre si è stimato l’arrivo in cantina di poco più del 15% delle uve, mentre solo due anni fa si parlava già di oltre il 40%.

Scarica il rapporto completo Ismea-Uiv

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