Approfondimenti

Viticoltura, alleata del paesaggio

Al nostro settore viene riconosciuto il merito di aver contribuito, nei secoli, a creare paesaggi agrari magnifici, in cui la viticoltura si inserisce perfettamente in un contesto ambientale di grande pregio e bellezza.

Ultimamente il nostro settore è finito, invece, sotto accusa, come corresponsabile di fenomeni di degrado urbanistico e paesaggistico. Le accuse riguardano, in particolare, gli eccessivi disboscamenti e movimenti di terra, rivolti ad aumentare la superficie coltivata, e la costruzione di capannoni industriali in zone ambientali sensibili, per soddisfare le esigenze della trasformazione delle uve e lavorazione e conservazione dei vini.
Rispedire semplicemente, e con stizza, tali accuse al mittente non sarebbe giusto, ma soprattutto non sarebbe utile per noi: basta rendersi conto di come le risorse naturali e artistiche dell’Italia vengono percepite all’estero, per capire come noi non potremmo vivere, e non potremmo competere con altri concorrenti, se non avessimo questa prerogativa in più, quella che potremmo definire, in senso lato, la bellezza. La Toscana enologica sarebbe salita così in alto nella considerazione del mondo, se non avesse, oltre alla indiscussa qualità dei suoi vini, la soavità della campagna, gli ulivi, i cipressi, le pievi e i borghi murati, Firenze, Siena, il Rinascimento? Siamo quasi certi di no. E così le Langhe ed il Monferrato non avrebbero raggiunto la notorietà che hanno oggi, se fossero grigie pianure disseminate di capannoni, grattacieli e autostrade, sia pure intercalati da vigneti di pregio.
La Banca Mondiale calcola che nel 2010 un miliardo di persone si muoveranno nel mondo per turismo, e che questa sarà la prima industria del globo per fatturato. Basta questo, per affermare che il paesaggio è una risorsa economica primaria, e tutelarlo un nostro interesse vitale. Se i comuni dove la pressione viticola è più forte decideranno di ridurla anche attraverso i piani regolatori, a salvaguardia dei boschi e di aree meno vocate al vigneto, come ha fatto Barbaresco, non crediamo quindi che nessun produttore debba gridare allo scandalo in nome della libertà di impresa, ma anzi essere grato al suo sindaco, perché i suoi terreni e la sua azienda cresceranno di valore. Che le abitazioni rurali e le cantine siano ben integrate nel paesaggio e nella sua storia è cosa che a noi deve interessare sommamente, e dobbiamo impegnarci fino in fondo per questo, anche mettendo le pezze, o i tacùn, come si dice nella nostra lingua, sugli errori del passato. Questa “mano sulla coscienza” è necessaria, anche per rimanere protagonisti del paesaggio e della sua tutela, e non essere costretti in difesa, vittime di qualche ambientalista d’assalto a cui non bisogna fornire pretesti. La viticoltura è un’impresa economica e le sue esigenze vanno rispettate, non si può chiedere a un’azienda in crescita di non costruire mai nulla, o di non piantare le vigne a rittochino perché danneggerebbe il paesaggio, queste sono sciocchezze, perché il paesaggio agrario è in continua evoluzione, da sempre, sulla base delle esigenze economiche dell’epoca. Ma circoscrivere le aree più sensibili, e proteggerle con particolare cura, questo è un progetto che deve vederci favorevoli, è a beneficio di tutti, e nostro per primi.

Gianluigi Biestro

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